domenica 20 aprile 2008,4/20/2008 10:42:00 AM
Il sillogismo
Il sillogismo

Il sillogismo (dal greco συλλογισμός, sulloghismós - ragionamento concatenato, formato da συν "insieme" e λογισμός "calcolo") è un tipo di ragionamento dimostrativo che fu teorizzato per la prima volta da Aristotele, il quale, partendo dai tre tipi di termine "maggiore" (che funge da soggetto nella conclusione), "medio" e "minore" (che nella conclusione funge da predicato) classificati in base al rapporto contenente - contenuto, giunge ad una conclusione collegando i suddetti termini attraverso brevi enunciati (premesse).
La forma di sillogismo più comune è il sillogismo categorico (solitamente per sillogismo si intende sillogismo categorico). Le proposizioni che compongono un sillogismo categorico possono essere universali affermative ("Tutti gli A sono B"), universali negative ("Nessun A è B"), particolari affermative ("Qualche A è B"), particolari negative ("Qualche A non è B"). La posizione del termine medio nelle due premesse determina la figura del sillogismo: Aristotele ne classificò tre, gli scolastici ne aggiunsero una quarta. La forma delle proposizioni contenute nel sillogismo ne determina il modo; la filosofia scolastica classificò i modi del sillogismo adoperando la prima o la seconda vocale (rispettivamente se universale o particolare) dei verbi affirmo e nego.

Per fare un esempio:
- (premessa maggiore) Tutti i gli uomini sono mortali
- (premessa minore) Tutti i greci sono uomini
- (conclusione) Tutti i greci sono mortali

Nell'esempio in questione, uomo, mortale e greco sono termini (rispettivamente medio, maggiore e minore)

Un sillogismo è considerato valido se un qualsiasi ragionamento di quella forma è sempre valido. Quindi il silllogismo:
- Alcuni uomini sono italiani
- Qualche uomo è biondo
- Quindi qualche italiano è biondo,
non è valido anche se tutte le sue proposizioni sono vere, perché il corrispondente sillogismo, diverso ma della stessa forma:
- alcuni esseri viventi sono uomini
- alcuni esseri viventi sono elefanti
- quindi alcuni uomini sono elefanti,
non conclude correttamente.

Combinatoriamente, i modi dei sillogismi possibili sono 64: ci sono infatti tre proposizioni indipendenti ciascuna delle quali può assumere quattro forme diverse, per un totale di 4×4×4 combinazioni. Quelli validi però sono soltanto 14, cioè i quattro modi (Barbara, Celarent, Darii, Ferio) perfetti (che Aristotele definì autoevidenti) del sillogismo di prima figura ed altri 10 di cui è possibile dimostrare la validità tramite le tre regole di conversione o la reductio ad impossibile.
La teoria della Distribuzione dei termini permette di decidere se un sillogismo è valido.
 
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,4/20/2008 10:39:00 AM
Le proposizioni
Le proposizioni



Si intende un enunciato dichiarativo, cioè un’espressione linguistica di senso compiuto che può essere detta vera o falsa. La proposizione costituisce l’espressione verbale di un pensiero che procede componendo o dividendo i concetti, a seconda che essi convengano o meno fra di loro (operaizone chiamata “giudizio”).
Le proposizioni si distinguono in affermative. o negative, a seconda che “attribuiscano qualcosa” o “separino qualcosa da qualcosa”: In secondo luogo possono essere universali, quando soggetto è universale come ad es. tutti gli uomini, o particolari, quando soggetto è riferito a classe particolare ad es. alcuni uomini. A queste due proposizioni, quelle su cui si basa la sillogistica, si possono aggiungere le proposizioni singolari, quando soggetto è singolo ad es. Callia.
 
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,4/20/2008 10:36:00 AM
I concetti aristotelici
I concetti
L’Organon aristotelico tratta di oggetti che vanno dal semplice al complesso e si articola in una logica del concetto, in una logica della proposizione e in una logica del ragionamento.
Secondo A. i concetti possono venir disposti entro una scala di maggiore o minore universalità e classificati mediante un rapporto di genere e specie. Ogni concetto di un determinato settore è infatti “specie” (perciò il contenuto) di un concetto più universale e “genere” (perciò il contenente) di un concetto meno universale. Rispetto al genere, la specie è un concetto che ospita un maggior numero di caratteristiche, ma che può venir riferito ad un minor numero di individui. Rispetto alla specie, il genere è un concetto che ospita un minor numero di caratteristiche ma che può venir riferito ad un maggior numero di individui.
Si può dire che la “comprensione” (ciioè l'insieme delle note o qualità caratteristiche di un concetto) e l’estensione (cioè il numero degli esseri cui fa riferimento un concetto) stanno fra loro in un rapporto inversamente proporzionale, in quanto arricchendosi l’una si impoverisce l’altra e viceversa.
La scala complessiva dei concetti, dall’alto verso il basso, offre un progressivo aumento di comprensione e una progressiva diminuzione di estensione, fino a giungere a una specie che non ha sotto di sé altre specie e che presenta la massima comprensibilità e la minima estensione. Questa è l’individuo o sostanza prima, che Aristotele distingue dalle sostanze seconde.
- Sostanza prima è la sostanza nel senso proprio, ossia ciò che non può mai esistere in altro, e in logica può essere usato solo come soggetto di predicazione: per es. uomo o cavallo.
- Sostanze seconde sono le specie e i generi entro cui rientrano logicamente le sostanze prime. Secondo A solo le sostanze prime, cioè individui completi ed impredicabili sono sostanze nel senso proprio.
La scala complessiva dei concetti, dal basso in alto, offre un graduale aumento di estensione e una graduale diminuzione di comprensione, fino ad arrivare a dei “generi sommi” che hanno massima estensione e minima comprensione. Tali sono le 10 categorie.
 
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,4/20/2008 10:32:00 AM
La logica
La logica

La logica è lo studio del pensiero in quanto espresso nei discorsi o nei ragionamenti. Il termine non è aristotelico, ma di probabile origine stoica.
Essa ha per oggetto la forma comune di tutte le scienze, cioè il procedimento dimostrativo, o le varie modalità di ragionamento, di cui esse si avvalgono.

La Logica comprende una serie di scritti aristotelici raccolti nel titolo complessivo di Organon (in greco "Strumento") comprendenti:
- Le categorie (un libro)
- De interpretatione (un libro)
- Analitici primi (due libri)
- Analitici secondi (due libri)
- Topici (otto libri)
- Elenchi sofistici (un libro)


 
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,4/20/2008 10:23:00 AM
La dottrina del divenire
La dottrina del divenire

Potenza e Atto

La dottrina delle 4 cause è connessa al divenire. Che il divenire esista è un fatto; come aveva insegnato la scuola eraclitea tutto muta. Come debba essere pensato il divenire è invece un problema. Anzi Parmenide aveva definito il divenire qualcosa di impensabile, poiché implicherebbe un passaggio dall’essere al non essere, comportando quindi l’esistenza del nulla. Aristotele ribatte che il divenire sarebbe irrazionale, e quindi irreale, solo se esso consistesse nel passaggio dal non-essere all’essere e viceversa.
Aristotele ritiene invece che il divenire non implichi un passaggio dal non.-essere all’essere, e viceversa, ma semplicemente un passaggio da un certo tipo di essere ad un altro certo tipo di essere. Ritiene dunque che l’unica realtà sia l’essere e che il divenire sia soltanto una modalità dell’essere.
Aristotele elabora, quindi, i concetti di potenza e atto.
Per potenza si intende la possibilità, da parte della materia, di assumere una determinata forma.
Per atto si intende la realizzazione congiunta di tale capacità.
Ad es. il pulcino è la gallina in potenza; la gallina è il pulcino in atto. La potenza sta dunque alla materia come l’atto sta alla forma.
L’atto è logicamente superiore alla potenza in quanto esso costituisce la causa, il senso e il fine della potenza. La potenza è sì possibilità, e la necessità costituisce la modalità fondamentale dell’essere e il suo principale strumento interpretretativo.
La materia prima

Forma e materia, atto e potenza danno ragione del divenire e costituiscono le molle principali di esso.
La materia prima è quel qualcosa che non è né fuoco, né acqua, né bronzo, ecc, ma che può divenire fuoco, acqua, bronzo ecc.. E’ la materia-madre di cui aveva già parlato Platone nel Timeo.
Essendo la materia prima assolutamente indeterminata, essa è una pura nozione teorica, o un concetto-limite, che noi ammettiamo come base o sostrato di ogni divenire. Dall’altro lato, il divenire dell’universo suppone una forma pura o un atto puro , cioè una perfezione completamente realizzata.
 
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venerdì 18 aprile 2008,4/18/2008 09:49:00 AM
Le quattro cause
Le quattro cause
Aristotele afferma che la conoscenza e la scienza nascono dalla meraviglia di fronte all’essere e consistono nel rendersi conto della causa delle cose. Nello stesso tempo egli nota che, se chiedere la causa significa chiedere il perché di una cosa, questo perché può essere diverso, per cui vi saranno varie specie di causa. Vi sono infatti quattro tipi di cause:

1. Causa materiale: è la materia, ossia ciò di cui una cosa è fatta e che rimane nella cosa. Per es. bronzo è causa della statua;
2. Causa formale: è la forma o il modello, cioè l’essenza necessaria di una cosa. Per es. natura razionale è causa dell’uomo;
3. Causa efficiente: è ciò che dà inizio al mutamento o alla quiete, ossia ciò che origina qualcosa. Per es. padre è causa del figlio;
4. Causa finale: è lo scopo cui una cosa tende. Per es. il divenire adulto è fine del bambino.
Aristotele rivela come esse fossero già state intravviste dai pensatori precedenti: ad es. la causa materiale e quella efficiente erano già state individuate dai fisici, la causa formale dai Pitagorici e da Platone, la causa finale da Anassagora e Platone.
Il torto delle filosofie antiche è stato che si sono soffermate su una soltanto di queste cause, e hanno lasciato perdere le altre.
 
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,4/18/2008 09:42:00 AM
La sostanza in Aristotele
La sostanza in Aristotele

« [...] E sostanza è il sostrato, il quale, in un senso, significa la materia (dico materia ciò che non è un alcunché di determinato in atto, ma un alcunché di determinato solo in potenza), in un secondo senso significa l'essenza e la forma (la quale, essendo un alcunché di determinato, può essere separata con il pensiero), e, in un terzo senso, significa il composto di materia e di forma [...] » (Aristotele, Metafisica, 1042a)

In filosofia per sostanza, dal latino substantia, derivazione dal greco hypokeimenon, letteralmente traducibile con "ciò che sta sotto", si intende ciò che è nascosto all'interno della cosa sensibile e che non muta e quindi ciò che propriamente e primariamente è inteso come elemento ineliminabile, costitutivo di ogni cosa per cui lo si distingue da ciò che è accessorio, contingente. Per sostanza, in altre parole, si intende ciò che è causa sui, ovvero ha la causa di sè in se stessa e non in altro.
Il termine "sostanza" viene spesso confuso con essenza: i due termini che rimandano ai due aggettivi corrispondenti di essenziale e sostanziale, nel linguaggio comune significano la stessa cosa: ciò che è fondamentale alla costituzione di ciò a cui ci si riferisce.
In effetti il significato filosofico e l'origine etimologica dei due termini apparentemente simili, è diversa:
il termine sostanza intende la definizione sopra citata, il termine essenza, dal greco ousia, vuol dire ciò che realmente è, ciò per cui una cosa è quel che è anziché un'altra cosa.

Con Aristotele torna l'interesse per la riflessione sulla sostanza che viene trattata per la prima volta nelle Categorie che sono le caratteristiche fondamentali dell'essere.
Esse sono la qualità (ad es:bello o brutto), la quantità (alto, basso) la relazione (vicino, lontano),posizione,condizione,agire, patire, dove, quando, e infine la sostanza (ad es: essere uomo).
Di tutte le categorie la più importante è la sostanza perché tutte le altre la presuppongono, la qualità è sempre qualità di qualche cosa, così la quantità è sempre quantità di qualche cosa e questo qualche cosa è la sostanza per cui essa è il polo di riferimento di tutte le altre: quindi la sostanza-essere non ha un unico significato ma neppure molti significati completamente diversi tra loro ma è il denominatore comune di molteplici significati per cui ogni cosa può essere detta essere in quanto esprime la sostanza.[10] Cosa c'è di comune in tutti questi aspetti della sostanza-uomo? che "è" , quindi la sostanza si identifica con l'essere. Allora se l'essere si identifica con le categorie:
- che sono "divisioni" o "generi supremi" dell'essere
- e le categorie poggiano tutte sulla sostanza
- allora per rispondere alla domanda che cos'è l'essere bisogna rispondere a quella che chiede che cos'è la sostanza.
Egli distingue tre tipi di sostanze:
1) la sostanza sensibile ma eterna (i corpi celesti)
2) la sostanza sensibile ma corruttibile (i corpi del mondo terreno: le piante, gli animali ecc.)
3) la sostanza immutabile.
I primi due tipi di sostanze sono composte da parti diverse e quindi bisogna capire quale di queste parti che le compongono sia quella fondamentale ed ineliminabile. Bisogna allora scegliere tra quattro diverse particolarità di sostanze che sono:
I) il
soggetto o sostrato materiale (l'hypokeimenon);
II) il genere (ghenos)
III) l'
universale (kathòlou)
IV) l'
essenza (ti estì).
Per Aristotele è appunto l'essenza la sostanza in senso proprio, o specie formale immanente in ogni individuo che come sostanza – essenza è altresì sinolo, unione indissolubile di materia e forma.
 
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